01 June 2007

Charman Contro Charman, Corte d’Appello


Suzanne Todd
Partner | UK

Con una sentenza resa il 24 Maggio 2007, la Corte d’Appello ha rigettato il ricorso del Signor Charman avverso la sentenza con cui il giudice di prime cure aveva attribuito alla ex moglie l’esorbitante cifra di £48 milioni.

La Corte ha, infatti, concluso che l’eccezione sollevata dal Signor Charman, secondo la quale le risorse del Dragon Trust non avrebbero dovuto essere tenute in considerazione, perché depositate in un trust  “dinastico” per il benessere dei membri della sua famiglia, fosse inammissibile. Inoltre, discostandosi  peraltro dal precedente schema delle ripartizioni, il Dragon Trust è stato considerato una risorsa del disponente. Quindi, l’intero ammontare detenuto in trust e pari a £68 milioni é stato considerato una risorsa attribuibile interamente al Signor Charman.

La Corte ha anche confermato la decisione del giudice Coleridge di ignorare il risparmio fiscale che il Signor Charman aveva ottenuto trasferendosi all’estero.

Conseguenze per i disponenti e i trustee

Il caso Charman indica che le Corti sono propense a ritenere i trust costituiti in proprio durante il matrimonio come “risorsa” del disponente, e come tale suscettibile di variazioni in sede di divorzio. In un contesto giuridico puramente inglese questo è estremamente rilevante. Peraltro, il conflitto di                          leggi interferisce con il giudizio della Corte quando i trust sono all’estero.

In sostanza, la chiave di lettura si può riscontrare nella differenza fra le risorse personali di un soggetto e le risorse detenute in trust.  Quando una parte significativa delle risorse globali di un individuo è detenuta personalmente, piuttosto che in trust, le Corti inglesi potranno essere certe che il loro giudizio sia valido e confermato.

Tuttavia, i disponenti e i trustee devono fare in modo che siano poste in essere le misure opportune per consentirgli di argomentare, in maniera convincente, che le risorse detenute in trust rientrino nell’ambito del patrimonio costituito in costanza di matrimonio e come tale disponibile per la ripartizione fra le parti.

Le lettere d’intenti che richiedano ai trustee di considerare il disponente come principale beneficiario e, pertanto, di dare seguito alle sue aspettative, incrementano la probabilità che la Corte consideri il trust una “risorsa” esclusiva del disponente.

Inoltre, il mantenimento da parte del disponente della facoltà di destituire e nominare i trustee potrebbe costituire un ulteriore indizio, che la Corte potrebbe utilizzare, per avvalorare la tesi del trust quale “risorsa” del disponente. Al contrario, l’esercizio di tali facoltà da parte di un soggetto terzo, e come tale indipendente, potrebbe offrire al disponente una posizione più forte in giudizio.

Riforma

All’indomani di questa sentenza, il messaggio che ne deriva è che l’auspicata riforma sulle modalità di divisione delle risorse in sede di divorzio in Inghilterra e Galles non può attendere oltre… Non si può tuttavia prevedere se ciò avverrà attraverso lo strumento legislativo, con l’ulteriore appello del Signor Charman alla House of Lords, o a seguito di nuovi casi giurisprudenziali.

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