21 April 2008

English law report - Primavera: Art & cultural assets group


I dipinti di Bakwin – Una storia di frode e inganno

Nel 1999, un assicuratore chiese allʼArt Loss Register (Registro delle Opere dʼArte Smarrite) di Londra di fare una ricerca sul proprio database al fine di confermare che sette dipinti, che gli era stato chiesto di assicurare per il loro trasporto dalla Russia alla Gran Bretagna, non fossero stati
rubati. Lʼ Art Loss Register riferiva che le raffigurazioni dei dipinti corrispondevano ai sette dipinti rubati nel 1978 dalla residenza privata di Michael Bakwin, un collezionista del Massachusetts. I dipinti erano di valore: includevano un Cézanne, due Soutines, un Utrillo e un Vlaminck. Il Sig. Bakwin incaricò lʼArt Loss Register di tentare di recuperarli.

Il ritorno del Cézanne

La difficoltà risiedeva nel fatto che nessuno era a conoscenza di chi possedesse i dipinti, dove questi si trovassero o se tali dipinti fossero effettivamente quelli rubati dalla collezione di Bakwin. Seguirono negoziazioni con vari intermediari che asserivano di rappresentare il possessore dei dipinti.

Inizialmente, a partire dallʼagosto 1999, le negoziazioni vennero condotte tra lʼ Art Loss Register, che agiva per conto del Sig. Bakwin, e un avvocato svizzero, che agiva per conto del possessore non identificato. Lʼavvocato svizzero fece numerose proposte allo scopo di concludere un accordo per la restituzione dei dipinti. La prima proposta consisteva nella restituzione dei dipinti al Sig. Bakwin da parte del possessore
dietro il pagamento di $15milioni; in seguito, il possessore proponeva la restituzione per un corrispettivo pari al 10-15% del valore dei dipinti o di $1milione. A partire dallʼottobre 1999, il Sig. Bakwin iniziò a preoccuparsi che, non essendo ancora stato raggiunto un accordo, il contatto con il misterioso possessore potesse andare perduto. Con riluttanza, e dopo aver comunicato tale proposta allʼFBI e alla Polizia svizzera, egli convenne che se il Cézanne gli fosse stato restituito, avrebbe ceduto la proprietà degli altri sei dipinti al possessore. Alla fine dellʼottobre 1999, lʼavvocato svizzero, che portava con sé il Cézanne in una busta di plastica, incontrò il Presidente dellʼArt Loss Register e due esperti negli uffici di una banca privata a Ginevra. Gli esperti confermarono che il dipinto era autentico e in quellʼoccasione venne firmata una scrittura, con la quale si autorizzava il trasferimento degli altri sei dipinti (che non erano stati prodotti) ad una società di Panama recentemente costituita, denominata Erie International Trading Company, Inc. La società era stata costituita dal possessore al fine di continuare a nascondere la propria identità.

LʼArt Loss Register aveva consigliato al Sig. Bakwin di concludere tale accordo ad una condizione: il possessore doveva confermare che egli non era il ladro neʼ che egli avesse con questi alcun rapporto. Non sarebbe stato accettabile dare lʼimpressione di premiare dei criminali in questo modo, dal momento che non era stata resa nota alcuna informazione circa le circostanze del furto, coloro che lʼavevano commesso e la collocazione dei dipinti dal momento del furto, nonostante lʼArt Loss Register avesse cercato in tutti i modi di ottenere tali informazioni. Al possessore venne chiesto di confermare per iscritto che stava agendo in buona fede e, a tal fine, venne sottoscritta, con lʼassistenza di uno studio legale della City in Londra, una dichiarazione, sigillata, di buona fede. La dichiarazione non venne vista dallʼ Art Loss Register e allo studio legale venne chiesto di tenere la dichiarazione in deposito.

Nel dicembre 1999, il Sig. Bakwin vendette il Cézanne allʼasta presso Sothebyʼs in Londra per più di £18,000,000.

La consegna a Sothebyʼs

Nel 2005, lʼArt Loss Register riferiva al Sig. Bakwin che quattro dei rimanenti dipinti rubati erano stati consegnati per una vendita a Sothebyʼs in Londra. Il Sig. Bakwin incaricò legali inglesi di impedire la vendita e recuperare i quattro dipinti. Azioni legali vennero proposte davanti alla Corte inglese contro Sothebyʼs e Erie International Trading Company al fine di ottenere la restituzione dei dipinti al Sig. Bakwin. Sothebyʼs venne coinvolto nel procedimento soltanto perchè era di fatto nel possesso dei dipinti. Non vi erano indizi che Sothebyʼs osse in alcun modo colpevole. Erie sosteneva che la scrittura firmata nel 1999 provava che la società fosse lʼattuale proprietaria dei dipinti. In ogni caso, Erie sostenne in giudizio che la questione non dovesse essere giudicata dalla Corte inglese perché lʼaccordo prevedeva che ogni controversia dovesse essere deferita ad un arbitrato in Ginevra. Fedele alle sue parole, Erie iniziava un arbitrato in Ginevra, determinando così la pendenza di due procedimenti in differenti giurisdizioni. Il Sig. Bakwin non si ritenne vincolato dallʼaccordo con Erie. Egli concluse tale accordo perché era lʼunico modo per recuperare i dipinti. Davanti alla Corte inglese, i suoi legali sostennero che il consenso era stato estorto con violenza, che lʼaccordo era nullo e che la clausola arbitrale non dovesse essere valida. Il giudice inglese si pronunciò in tal senso. Erie propose appello. Nel frattempo, lʼArt Loss Register aveva investito considerevoli risorse nel rintracciare i dipinti, arrivando fino al ladro. Un nome emerse: Robert Mardirosian. LʼArt Loss Register constatò che Mardirosian, avvocato penalista che praticava in Massachusetts, aveva rappresentato il presunto ladro al tempo del furto. LʼArt Loss Register accertò anche un collegamento tra Mardirosian e Erie. Poteva essere Mardirosian il misterioso possessore dei dipinti rubati? LʼArt Loss Register ottenne una copia della firma di Mardirosian. Al fine di stabilire che, nel 1999, Mardirosian aveva il possesso dei dipinti, lʼArt Loss Register volle comparare tale firma con la firma della dichiarazione sigillata conservata presso lo studio legale della City. Il Sig. Bakwin chiese lʼapertura della dichiarazione sigillata. Erie si oppose. La Corte alla fine emise unʼordinanza con la quale ingiungeva allo studio legale di aprire la dichiarazione sigillata. Una sera del gennaio 2006, lʼArt Loss Register e il Sig. Bakwin si presentarono presso gli uffici dello studio legale per testimoniare allʼapertura della busta contenente la dichiarazione sigillata. Con sollievo di tutti, la dichiarazione era firmata. Con una mano, il Presidente dellʼArt Loss Register teneva la dichiarazione firmata e, con lʼaltra, un documento con la firma di Mardirosian. Le due firme corrispondevano. Il misterioso individuo era Robert Mardirosian.

Da allora in poi, le cose si chiarirono velocemente. Con una mossa a sorpresa, Mardirosian riferì alla stampa americana che egli aveva segretamente avuto i dipinti per più di venti anni. Egli raccontò come David Colvin, il presunto ladro, si fosse presentato nel suo ufficio per discutere di accuse per reati relativi a stupefacenti. Questi aveva con sé i dipinti. Colvin disse che stava scappando in Florida per venderli a dei ricettatori e Mardirosian lo dissuase. Colvin non aveva un posto dove stare, allora Mardirosian gli offrì di stare da lui. Quando, la mattina seguente, Colvin partì lasciò lì i dipinti. Colvin fu ucciso con unʼarma da fuoco qualche mese dopo. Invece di consegnare i dipinti rubati alla polizia, Mardirosian li tenne e cercò di venderli o di riconsegnarli in cambio di denaro. Quando il suo nome divenne pubblico a seguito dellʼapertura della busta sigillata, egli, da quanto venne riferito, disse a Field Fisher Waterhouse, lo studio legale di Londra che rappresentava Erie, di “lasciar perdere”. Field Fisher Waterhouse rinunciò al mandato. Nel Febbraio 2007, la Corte autorizzò Sothebyʼs a restituire i dipinti al Sig. Bakwin. Qualche giorno prima, lʼFBI aveva arrestato Mardirosian a Boston. Mardirosian sarà processato nel Massachusetts, probabilmente il prossimo anno. È stato anche individuato dove gli altri due dipinti mancati si trovano, ed è verosimile che il Sig. Bakwin li recuperi presto. Il Sig. Bakwin sta cercando di ottenere il risarcimento dei danni da Mardirosian e, potenzialmente, anche da coloro che lo aiutarono a mantenere il possesso di tali dipinti e successivamente a tentare di venderli. Il caso continua …

Withers agisce per conto di Michael Bakwin.

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