01 September 2007

Stop Press - Regime Fiscale dei Trust in Italia


Introduzione

Come indicato nella precedente Stop Press, la finanziaria 2007 (entrata in vigore il 1 gennaio 2007) ha introdotto nuove disposizioni fiscali in materia di trust. In sintesi, in base alle nuove norme:

(a)     i trasferimenti di beni in trust sono soggetti alla imposta sulle donazioni/successioni recentemente ripristinata (soggetta ad alcune franchigie in favore dei parenti prossimi, nonché esenzioni per il trasferimento, a favore dei discendenti, di aziende, di quote sociali o di azioni);

(b)     i trust vengono trattati in un modo analogo alle società;

©     i trust istituiti in Stati diversi da quelli inclusi nella cosiddetta “white list” italiana vengono considerati come residenti in Italia;

(d)     il reddito del trust è automaticamente imputato ai beneficiari in determinate circostanze, senza tenere conto delle eventuali successive distribuzioni.

Le indicazioni contenute nella circolare              

In Italia, il 6 agosto 2007, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare (n. 48/E, oggetto: “Trust. Disciplina fiscale rilevante ai fini delle imposte sui redditi e delle imposte indirette”) __ che fornisce delle indicazioni interpretative in merito alle norme della finanziaria 2007.

Imposta sulle donazioni e sulle successioni

Le indicazioni contenute nella circolare chiarificano che l’imposta sulle donazioni/successioni viene applicata solamente per il trasferimento di beni dal settlor (disponente) al/ai trustee e non, come precedentemente indicato dalle autorità fiscali, anche sulle distribuzioni ai beneficiari. Inoltre, la circolare conferma che l’aliquota d’imposta applicabile è determinata facendo riferimento al grado di parentela esistente tra il settlor ed i beneficiari, invece che quello intercorrente tra il settlor ed il/i trustee. In pratica, laddove il settlor trasferisca beni a trustee professionali a beneficio del proprio coniuge/discendente, l’aliquota d’imposta applicabile sarà del 4% (ovvero l’aliquota d’imposta applicabile ai trasferimenti a soggetti parenti), anziché l’8% (ovvero l’aliquota d’imposta applicabile ai trasferimenti a soggetti non parenti). Nell’esempio testè menzionato, peraltro, ogni beneficiario godrà di una franchigia di Euro 1.000.000. Resta da chiarire come verrà calcolata tale franchigia, qualora il trust sia costituito a favore di una pluralità di beneficiari non appartenenti ad una categoria determinata, ovvero nell’ipotesi in cui il settlor disponga a favore di un beneficiario e, nel caso di premorienza, a favore di una pluralità di beneficiari.

La residenza dei trust – effettiva o presunta

Secondo la legge italiana, le società (ed ora anche i trust) sono residenti in Italia se la loro sede legale o amministrativa è situata in Italia, ovvero l’oggetto principale della loro attività si svolge in Italia.

L’estensione ai trust della disciplina relativa alle società solleva problemi di natura interpretativa. La circolare sopraccitata chiarisce che, nel caso il trust fund sia costituito da beni immobili siti in Italia, si presume che l’“oggetto” del trust sia in Italia. Nel caso di beni mobili, l’“oggetto” del trust (e quindi la residenza del trust) viene determinata secondo il tipo di attività svolta dal trust. In pratica, un trust offshore avente come oggetto esclusivamente beni siti all’estero non dovrebbe essere considerato come residente in Italia.

Residenza presunta

La finanziaria 2007 ha introdotto una presunzione, salvo prova contraria, in base alla quale il trust viene considerato residente in Italia se:

(a)     almeno uno dei settlor ed uno dei beneficiari sia residente in Italia

e

(b)     il trust non risulti istituito in uno Stato incluso nella “white list” di Paesi che consentano lo scambio di informazioni con l’Italia.

Peraltro, un trust che non è istituito in uno Stato inserito nella “white list” è considerato come residente in Italia qualora, dopo la sua istituzione, un soggetto residente in Italia conferisca al trust la proprietà di beni immobili siti in Italia ovvero diritti reali immobiliari (su beni siti in Italia).

La circolare chiarisce che, ai fini di questa regola anti-elusione, la residenza del settlor deve essere determinata al momento della costituzione del trust. Conformemente a ciò, qualora un settlor non-italiano istituisca un trust e successivamente si trasferisca in Italia, il trust non verrà assoggettato alle nuove normative anti-elusione. La residenza dei beneficiari, invece, deve essere determinata di anno in anno. Questioni interessanti sorgono, peraltro, laddove il settlor sia anche uno dei beneficiari.

Dalle indicazioni si evince meno chiaramente il fattore in base al quale si determina lo Stato di costituzione del trust. In linea di principio, possono venire considerati i seguenti elementi: la residenza del trustee, la sede dell’amministrazione del trust, il luogo in cui viene effettuato l’atto di disposizione a favore del trust, ovvero il luogo in cui i beni oggetto del trust vengono trasferiti al/ai trustee, nonchè la legge regolatrice del trust.

La circolare spiega che le nuove norme hanno il fine di “colpire disegni elusivi perseguiti attraverso la collocazione fittizia di trust “interni” (ovvero con un settlor italiano, beneficiari italiani e beni italiani) in Stati che non consentono lo scambio di informazioni con l’Italia. In sostanza, ai fini dell’attrazione della residenza, rileva il fatto che un trust, caratterizzato da elementi collegati con l’Italia (un settlor italiano e beneficiari italiani, ovvero beni immobili siti in Italia e conferiti da un soggetto italiano), sia “istituito”, ossia abbia formalmente fissato la residenza in uno Stato non incluso nella white list”.

Il riferimento alla “residenza formale” del trust e la ratio della norma anti-elusione (scambio di informazioni) sembra suggerire che l’analisi del Fisco italiano si focalizzerà principalmente sulla residenza del/dei trustee e/o la sede dell’amministrazione del trust, considerandola come l’elemento da cui si possano evincere le informazioni relative al trust. Dalla circolare, tuttavia, non risulta quali siano i fattori rilevanti per determinare la residenza formale del trust ed una pianificazione accurata dovrebbe minimizzare il rischio interpretativo.

Le convenzioni in materia fiscale

La circolare stabilisce inoltre che, così come i trust vengono trattati in modo analogo alle società ai fini della determinazione della loro residenza, gli stessi devono essere altresì trattati come “persone giuridiche” ai fini delle convenzioni bilaterali sulle doppie imposizioni.

Imputazione del reddito del trust ai beneficiari

La finanziaria 2007 prevede che “nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazioni individuata nell’atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali”.

La circolare chiarisce l’interpretazione di “beneficiario individuato”. Come già espresso da noi in passato, tale terminologia non ha traduzione nel sistema giuridico inglese ed ha dato adito a numerosi dubbi interpretativi in merito alla capacità contributiva del “beneficiario individuato”. Ne consegue che il beneficiario del trust discrezionale (discretionary beneficiary) non è da considerarsi individuato finché non diventi titolare del diritto a “pretendere dal trustee l’assegnazione del reddito rilevante”. Questo pone fine all’acceso dibattito, che ha portato alla stesura di clausole piuttosto stravaganti finalizzate ad evitare l’individuazione dei beneficiari nell’atto di trust.

Altre questioni

La circolare tratta, altresì, questioni inerenti alle imposte sul reddito e sul capital gain, nonché quelle concernenti l’applicazione dell’IVA al trasferimento di beni ai trustee ed alle distribuzioni a favore dei beneficiari. Inoltre, disciplina le ipotesi in cui si determina il credito d’imposta per le imposte pagate dal/dai trustee, laddove il reddito venga automaticamente imputato ai beneficiari.

Conclusioni

Si può senz’altro affermare che la pubblicazione della circolare sulla disciplina fiscale del trust risolva diverse problematiche di carattere interpretativo e rappresenti un significativo passo in avanti in materia di diritto comparato. Tuttavia, l’estensione dei principi di diritto societario ai trust complica l’interpretazione delle norme della finanziaria 2007, come risulta dalla incapacità del Fisco italiano di definire la “sede” di un trust, ovvero gli elementi che determinano il luogo dove lo stesso viene istituito.

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