10 April 2019

"In – blockchain – veritas" – recenti nuove applicazioni della blockchain ai settori vitivinicolo ed agroalimentare


Jacopo Ronchi
Associate | Milano

La tecnologia Blockchain sembra aver fatto già molta strada dalla sua prima apparizione nel mondo delle cripto-valute. Sebbene il suo sviluppo in numerosi e diversi settori sia in rapida e costante crescita, l’incertezza, lo scetticismo e il clamore che in qualche modo ancora la circondano, ne ostacolano la comprensione fino in fondo, soprattutto rispetto al suo potenziale.

La struttura di questa tecnologia, che si basa su una lista crescente di blocchi di dati collegati l’un l’altro da crittografia digitale, potrebbe mostrare un suo punto di forza nella sua applicazione al settore dei beni di consumo. In particolare ci riferiamo al settore agroalimentare e vitivinicolo, dove questa tecnologia potrebbe innalzare il livello generale di fiducia da parte dei consumatori verso i produttori.

Uno dei primi casi di studio dell’applicazione di questa tecnologia al settore agrifood risale al 2017. Il Ministero Olandese dell’Agricoltura, Natura e Qualità del Cibo aveva finanziato e sostenuto il “blockchain for agrifood project”, il cui obiettivo si focalizzava sul miglioramento della comprensione del ruolo e delle potenzialità della Blockchain presso il pubblico ed il suo impatto sul settore agroalimentare e vitivinicolo.

Nello specifico, il progetto effettuava il monitoraggio di filiere produttive e distributive di uva da tavola prodotta in Sud Africa, monitorandone il percorso tramite un applicativo basato sulla Blockchain che teneva traccia dello stato del prodotto. I risultati sono stati successivamente pubblicati e sono tuttora accessibili al pubblico presso GitHub.

Questo esperimento non ha fornito risposte definitive su tutti gli aspetti applicativi della Blockchain del settore agroalimentare. Lo studio, tuttavia, ha dato alla Blockchain probabilità più che buone di diventare parte integrante del settore agroalimentare, soprattutto per finalità che, secondo il report del progetto redatto dal Governo Olandese, possano mantenere alto il livello di fiducia verso la filiera e diffondere in maniera maggiormente efficiente le informazioni attraverso tutti i soggetti a vario titolo ivi coinvolti.

Anche in Italia c’è un crescente interesse alla Blockchain, anche come mezzo di tutela del famoso “Made in Italy” che, come noto, si poggia in larghissima parte sui prodotti agroalimentari e vitivinicoli nazionali e sulla fiducia che i consumatori ripongono in essi.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale in data 20 febbraio 2019 della Legge n. 12/2019, contenente la conversione del D.L. n. 135/2018, è stato sancito il valore legale, anche nell’ambito di procedimenti giurisdizionali, alle tecnologie “basate su registri distribuiti”.

Questa misura va inquadrata anche nell’ambito della recentemente sviluppata “Strategia Nazionale Blockchain” promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico, il quale si sta avvalendo di un apposito comitato di esperti, ed il cui scopo sarà studiare le soluzioni implementative su scala nazionale di tecnologie come la Blockchain e l’IoT. Pertanto, se la difesa del “Made in Italy” è da sempre un tema attuale, è lecito aspettarsi che la “Strategia Nazionale Blockchain” elabori nuove soluzioni tecnologiche per questo settore, soluzioni che auspicabilmente vedranno la Blockchain come protagonista.

Se il settore pubblico sta muovendo i primi passi, per ora più nell’ambito della regolamentazione, il privato sembra essere stato più veloce nell’avvantaggiarsi della Blockchain in campo vitivinicolo.

Un esempio virtuoso è rappresentato da importanti cantine presenti a livello nazionale che hanno già implementato la Blockchain nelle filiere produttive di alcune delle proprie etichette di vino, rendendo disponibili le relative informazioni attraverso un QR code liberamente consultabile dai consumatori ed attraverso il quale è possibile ottenere informazioni sulla vinificazione, le caratteristiche enologiche e la storia dell’etichetta. L’implementazione della Blockchain deve, infatti, tradursi in strumenti intuitivi e di facile utilizzo, attraverso i quali il pubblico possa trarre effettivamente vantaggio dalla quantità di informazioni certificate ed intangibili messe a disposizione dalla Blockchain.

L’applicazione della Blockchain ai settori agroalimentare e vitivinicolo è quindi possibile, sia dal lato teorico che pratico. Vista la rapida evoluzione di questa tecnologia, resterà ora da vedere se la sua applicazione a tali settori venga resa effettiva e su vasta scala, venendo possibilmente accompagnata da una corretta informazione verso il pubblico, il quale deve ancora recepire le potenzialità di questa tecnologia e sgomberare il campo da un certo grado di diffidenza che ancora la circonda.

Nel frattempo, però, possiamo già gustare una bottiglia di vino del quale possiamo non limitarci a dire che è semplicemente “buono” ma del quale, con un semplice click, possiamo conoscerne anche il valore e la storia.

Jacopo Ronchi Associate

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