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Atleta, fama e denaro: come costruire una carriera sostenibile

5 febbraio 2026 | Legge applicabile: Globale | 7 minuti di lettura

La carriera di un atleta non si gioca solo sul campo. Salute mentale, entourage, pianificazione finanziaria e preparazione alla vita post-agonistica sono i veri pilastri per trasformare fama e guadagni in una traiettoria sostenibile.

Nello sport professionistico, la sostenibilità della carriera di un atleta non si misura solo in termini di risultati, trofei o notorietà; e nemmeno in termini puramente economico-patrimoniali. Dietro le luci della ribalta si celano sfide esistenziali: la salvaguardia della salute fisica e mentale, la tenuta dei rapporti personali e famigliari, la transizione verso la vita post-agonistica.

Ho appena letto Inside, il libro autobiografico di Boris Becker, in cui il sei volte campione a Wimbledon racconta come sia finito ed abbia vissuto dentro una prigione del Regno Unito: vincere, perdere, ricominciare da zero. Conosco personalmente Boris e ho conosciuto, in quasi trent’anni di carriera, molte altre stelle dello sport, che in vario modo, sono state vittima del loro successo, del loro talento e di una carriera non condotta saggiamente.

Qui sta il paradosso e la vera sfida: nella nostra vita raggiungiamo una certa saggezza in età avanzata, dopo tante esperienze, errori, successi, riparazioni; un divo dello sport, che ha avuto in dono un talento eccezionale per una disciplina ricca (essere un “dio” nell’hockey a rotelle non porta né fama, né soldi), dovrebbe capire e vedere le cose in prospettiva dall’età di 18 anni, sapendo che prima di averne 35 la carriera agonistica sarà conclusa.

La gabbia dorata della fama nello sport professionistico

Ossessione, perfezionismo e prestazione assoluta

Il fatto è, che dalla prima adolescenza questi individui vivono una missione e un’ossessione che assorbe quasi completamente mente, tempo ed energie. Una differenza di 5 cm nel punto di staccata a 350 km/h può consentire a Checco Bagnaia il sorpasso decisivo nel gran premio di MotoGP. Stephen Curry effettua una media di 200 tiri da tre punti al giorno per mantenere o migliorare la sua percentuale in partita. Nel supergigante femminile in Val d’Isère del 21 dicembre scorso (prendo ad esempio l’ultima gara di Coppa del Mondo, al momento in cui scrivo), la distanza tra Sofia Goggia e la seconda classificata, Alice Robinson, dopo 2 chilometri di discesa a una media superiore ai 90 km/h, è stata di 4,6 metri – 15 centesimi di secondo.

Vita pubblica, relazioni e ricerca di un equilibrio

Ovviamente, le possibilità di interagire con propri coetanei o più in generale di vivere in una dimensione sociale sufficientemente ampia e diversificata, sono minime. Se Kenan Yldiz, in un pomeriggio libero, esce di casa, deve rassegnarsi a fare solo pochi metri, e decine di foto. Se Yannik Sinner volesse andare al cinema o a teatro, diventerebbe lo spettacolo.

Buona parte di questi atleti superdotati trova un proprio equilibrio, per istinto, fortuna o intelligenza; quel bilanciamento, seppur precario, che permette di evitare o limitare rischi e danni di una vita “esagerata”. Molti però non ci riescono, e, in vari modi, si perdono.

Talento sportivo: una benedizione e una maledizione – il ruolo dell’entourage

Carriera breve, corpo a rischio ed “effetto bolla”

Gli atleti di vertice sono individui eccezionali, baciati dal talento e forgiati dalla dedizione totale a un’unica disciplina. Tuttavia, la loro carriera è breve: in pochi anni devono costruire un patrimonio che dovrà sostenerli per decenni. Inoltre, la pratica sportiva ai massimi livelli logora il corpo. Infine, c’è l’effetto bolla: vivono in un mondo a parte fino ad età matura. La gestione del rischio – fisico, psicologico e finanziario – diventa quindi cruciale.

Consulenti, famiglia e benessere dell’atleta

Asset manager, consulenti, agente e famiglia sono chiamati a supportare l’atleta non solo nella massimizzazione dei guadagni, non solo nella costruzione di una strategia patrimoniale solida e diversificata, ma anche, e forse soprattutto, nel raggiungimento di un benessere fisico, emotivo, psichico, affettivo.

La fama porta con sé opportunità, ma anche rischi. Il personaggio celebre, specie nello sport, è circondato da ammiratori, amici, lacchè… ma si sente solo. È fondamentale, quindi, che la campionessa o il campione siano accompagnati da consulenti indipendenti e competenti, capaci di offrire consigli onesti e di guidare le decisioni cruciali, anche quando queste non coincidono con i loro desideri. La famiglia può essere un ancoraggio prezioso, letteralmente, mantenendo l’idolo sportivo ben ancorato alla realtà. Ma può anche diventare un fattore destabilizzante, quando non rimane fedele alla propria natura e funzione.

Competenza professionale e affetto sincero sono supporti indispensabili per la sostenibilità di una carriera sportiva di altissimo livello. Ma alla base di tutto vi è la dotazione che madre natura ha riservato alle forme di intelligenza che residuano nel patrimonio di un essere in cui abbonda quella corporeo-cinestetica.

Investire nella persona: formazione, equilibrio e vita dopo lo sport

Per sopravvivere alla fama e all’euforia del successo, una stella dello sport dovrebbe investire anche nella crescita personale, curando la propria formazione culturale, coltivando curiosità intellettuale, aprendo gli occhi alla realtà sociale. Vale anche per i gregari, per chi, non raggiungendo fama e ricchezza, dedica comunque la giovinezza al professionismo sportivo.

Non è facile, non è semplice per un individuo concentrato su un obiettivo unico, circondato da persone e strumenti il cui unico compito è portarlo alla massima efficienza agonistica. Tuttavia, avendone parlato sia con grandi campioni sia con sportivi di non primaria grandezza, ho la conferma che la qualità e ricchezza della vita extra-sportiva è non solo compatibile, ma addirittura funzionale raggiungimento dei massimi allori; ed è, cosa ancora più importante, indispensabile a una serena transizione verso una “seconda vita” dopo il ritiro.

Le federazioni, i club, gli allenatori, i manager e i genitori dovrebbero sentire questa responsabilità, esortando gli atleti a completarsi come persone, ad attrezzarsi per la vita. Non conosco personalmente Kimi Antonelli o i suoi genitori, ma, nonostante egli abbia ricevuto da mamma e papà un nome che è già un programma, e un talento smisurato, dimostra una serenità, una “normalità” e una consapevolezza, che penso testimonino la qualità della sua formazione ed educazione in famiglia. Potrà diventare campione del mondo Formula1, o forse no, ma si può già ritenere che sarà una persona in grado di gestire bene la propria carriera sportiva.

Pianificazione finanziaria degli atleti: rischi, errori e responsabilità

Quanto precede conduce a una, seppur banale, verità: il pericolo numero uno del professionista sportivo è… sé stesso.

Inesperienza, condizionamenti e famiglia

È l’inesperienza, data la giovane età e il relativo isolamento in cui si trovano a crescere gli aspiranti campioni. Pensiamo a Lamine Yamal che ingaggia persone affette da nanismo per intrattenere gli invitati al suo diciottesimo compleanno…

È il condizionamento affettivo, che può rendere succube, e talvolta vittima, dei famigliari. Gli annali sportivi sono pieni di storie sull’ingerenza nefasta dei genitori. Basti ricordare il caso di Steffi Graf, che ha scampato la prigione in cui invece è finito il padre per frode fiscale. O Leo Messi, che ha vissuto una situazione simile in Spagna molti anni dopo (pena detentiva di 21 mesi convertita in ammenda), a causa di imprudente pianificazione fiscale sui diritti d’immagine su iniziativa del padre-manager.

Ciascuno di noi può ricordare molte altre storie di campioni che hanno sentito il bisogno di affrancarsi, a volte con grande sofferenza, dai propri genitori: Andrè Agassi, Marco Tamberi, Mary Pierce, Serena e Venus Williams, Larissa Iapichino, Floyd Mayweather…

È la superficialità e la noia fuori dal campo. Ne sono triste testimonianza i vari scandali, e le squalifiche, per frode sportiva o scommesse illegali, dal totonero che costò due anni di squalifica a Paolo Rossi ai più recenti casi di Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, passando per l’inchiesta del 2011-12 che ha rovinato carriera e reputazione di calciatori come Beppe Signori, Stefano Bettarini, Enrico Doni.

Fiducia malriposta e frodi finanziarie

È la fiducia malriposta, che porta molti personaggi dello sport e dello spettacolo, a fidarsi di consulenti “gratuiti” e “amici”, non fidandosi o non affidandosi, invece, a consulenti indipendenti; non si spiegano altrimenti i numerosi casi di frodi finanziarie raccontate dai media: partendo dalle miniere peruviane di marmo nero in cui investì Roberto Baggio e arrivando alla più recente truffa finanziaria ai danni di Antonio Conte, Marcello Lippi, Stephan El Sharawi.

Ruoli, competenze e consulenza indipendente nello sport di alto livello

Indubbiamente, molto dipende dal carattere, educazione, intelligenza e cultura dell’individuo. Il migliore augurio che si può fare a un futuro idolo dello sport è quello di capire per tempo, che per avere una vita sana e appagante occorre studiare, coltivare altri interessi, riconoscere gli amici veri, dare per avere e non credere davvero di essere sempre il più interessante, spiritoso, intelligente ed elegante della compagnia.

Molto altro dipende anche da chi supporta la carriera di un campione. L’esperienza mi insegna, che per costruire una carriera di successo, una sua conclusione serena e una vita successiva finanziariamente sostenibile e affettivamente appagante, occorre anche sapersi far consigliare bene.
E per farsi consigliare bene è necessario dare e riconoscere a ciascuno il ruolo di propria competenza: manager-agente, addetto stampa, gestore patrimoniale, family office, fiscalista, legale, broker assicurativo, mental coach, nutrizionista, preparatore atletico e… compagno, coniuge, fratello, sorella, genitore.

Un padre premuroso non diventa magicamente un bravo consulente finanziario; una compagna innamorata non si trasforma improvvisamente in una brava talent manager…

Le domande chiave per una carriera sportiva davvero sostenibile

Ci sono poche, semplici domande che una stella dello sport, più o meno luminosa, dovrebbe porsi per cogliere l’importanza di un supporto consulenziale adeguato:

  • Di chi mi posso fidare?
  • Per chi lavorano i miei consulenti? Chi li paga?
  • Quanto mi occorre per vivere oggi e …domani?
  • Cosa succede se mi separo?
  • Cosa succede se muoio?
  • Cosa succede se mi infortuno gravemente?

I pilastri di una carriera sportiva sostenibile

Indubbiamente un super atleta non raggiunge tutti gli obiettivi da solo, e non può prescindere da buoni consigli e adeguato supporto, tanto nello sport quanto nella vita extrasportiva. Per quest’ultima, in estrema sintesi e sulla base della mia personale esperienza, ritengo fondamentali i seguenti aspetti:

  • Pianificazione di lungo termine: significa aiutare l’atleta a vedere oltre la carriera sportiva, adeguando il tenore di vita a un livello sostenibile, costruendo un portafoglio di investimenti adeguato, ma anche incoraggiandolo a coltivare interessi e competenze per il “dopo”.
  • Tutela della salute mentale: significa promuovere un dialogo sincero sulle fragilità e offrire competenze di supporto anche al benessere psichico.
  • Indipendenza dei consulenti: significa affidarsi a professionisti che agiscano nell’interesse esclusivo del campione, con un approccio dialettico, mai servile.
  • Educazione e responsabilizzazione: significa trattare il “bambino d’oro” come un adulto, responsabile dei propri insuccessi, oltre che dei propri successi.

La gestione patrimoniale nello sport di alto livello richiede una visione olistica: occorre costruire fondamenta solide per il benessere tanto personale quanto patrimoniale dell’atleta. Solo così sarà possibile dare un senso e un valore a tutta la vita che rimane, dopo gli allori.

Articolo pubblicato da We Wealth il 27 gennaio 2026. 

Il presente documento (e tutte le informazioni a cui si accede tramite i link in esso contenuti) è fornito a scopo puramente informativo e non costituisce una consulenza legale. È necessario richiedere una consulenza legale professionale prima di intraprendere o astenersi da qualsiasi azione in seguito alla lettura del contenuto di questo documento.

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