articolo
La riforma del calcio italiano: prime note sul DDL
6 luglio 2026 | Legge applicabile: Italia, Unione Europea | 10 minuti di lettura
È stato recentemente reso pubblico il disegno di legge 'Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano' ('DDL'), presentato al Senato lo scorso maggio, che si propone di affrontare le criticità strutturali che caratterizzano il calcio nazionale.
Criticità che hanno raggiunto il loro apice con la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali attualmente in corso.
Il calcio rappresenta il vertice della piramide sportiva italiana (uno sportivo su quattro sceglie questa disciplina) e, al contempo, è un settore industriale strategico, capace di generare ogni anno oltre un miliardo di euro in contributi fiscali e previdenziali.
In questo contesto, la mancata qualificazione ai Mondiali 2026 non viene considerata un episodio isolato o sfortunato, ma piuttosto il sintomo di un sistema che ha progressivamente smesso di investire nel proprio futuro. A ciò si aggiungono un indebitamento complessivo pari a circa 5,5 miliardi di euro, un calo della competitività internazionale e una significativa dispersione del talento giovanile.
L’obiettivo dichiarato del DDL è proprio quello di creare un ecosistema autosufficiente, in grado di restituire ai giovani il 'diritto al sogno' e di trasformare i costi attuali nel patrimonio competitivo della Nazionale di domani.
Il DDL si compone di 21 disposizioni e si articola lungo tre direttrici strategiche tra loro interconnesse: l’attivazione di nuove entrate, il contenimento dei costi e la valorizzazione dei vivai.
Parametri di valorizzazione e sostenibilità
Tra le novità previste dal DDL, figura una revisione dei criteri di ripartizione delle risorse derivanti dalla commercializzazione dei diritti audiovisivi della Serie A. In particolare, il DDL prevede che una quota non inferiore al 15% sia destinata alle società sulla base dei seguenti parametri di valorizzazione e sostenibilità (PVS), con l’obiettivo di incentivare modelli gestionali più virtuosi:
- La componente più rilevante (50%) riguarda la valorizzazione del settore giovanile, misurata in base ai minuti giocati da calciatori Under 23 formati nel club (o provenienti da altre società italiane), al numero di cessioni generate con plusvalenze e agli investimenti certificati nei vivai.
- Segue la dimensione della sostenibilità economica (30%), che tiene conto di indicatori quali il rapporto tra costo del lavoro e valore della produzione, l’assenza di perdite per almeno due stagioni consecutive, il livello di indebitamento rispetto al patrimonio netto e la regolarità nei pagamenti verso dipendenti, fisco e fornitori.
- Un ulteriore 10% è legato all’utilizzo di calciatori formati in Italia, valutato sia in termini di minuti giocati da atleti cresciuti nei club italiani tra i 15 e i 21 anni, sia con riferimento al numero di convocazioni nelle Nazionali italiane di qualsiasi categoria.
- Infine, il restante 10% è attribuito alla qualità delle infrastrutture, considerando elementi quali la proprietà o la disponibilità di lungo periodo dello stadio, la presenza di una seconda squadra e le certificazioni ambientali e sociali degli impianti.
- Il sistema prevede inoltre una quota premiale aggiuntiva, pari ad almeno il 5% delle risorse complessive, destinata ai club che presentano bilanci in utile o in pareggio per almeno tre esercizi consecutivi, in misura proporzionale ai risultati economici conseguiti.
Il fondo per il potenziamento dei settori giovanili e dell'impiantistica di base
Tra le misure proposte, il DDL presenta anche l’istituzione, presso la FIGC, di un fondo dedicato al potenziamento dei settori giovanili e dell’impiantistica sportiva di base. L’obiettivo sarebbe quello di sostenere gli investimenti nella formazione dei giovani calciatori, nello sviluppo dei centri federali territoriali e nella realizzazione o ammodernamento delle infrastrutture destinate all’attività di base.
Il fondo verrebbe alimentato attraverso una quota pari al 10% dei proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie irrogate dall’AGCOM in applicazione della normativa contro la pirateria audiovisiva.
Quanto alla destinazione delle risorse, il DDL prevede che esse debbano essere allocate in via esclusiva a una pluralità di interventi: dagli investimenti nei vivai delle società affiliate alla FIGC – con priorità per le realtà dilettantistiche e operanti in aree svantaggiate – allo sviluppo dei centri federali territoriali e delle scuole calcio; dalla realizzazione e ristrutturazione degli impianti sportivi, con particolare attenzione all’accessibilità per le persone con disabilità e alla sostenibilità ambientale, fino ai programmi di formazione per tecnici e dirigenti e alle iniziative di promozione del calcio scolastico e del settore femminile giovanile.
Il ripristino della 'ex quota schedina totocalcio'
Il DDL contempla inoltre il possibile ripristino, a partire dal 1° gennaio 2027, di un contributo sulle scommesse calcistiche destinato alla FIGC. In particolare, si propone che, per ciascuna scommessa sportiva raccolta in Italia avente ad oggetto eventi calcistici organizzati dalla FIGC o dalle leghe affiliate, i concessionari versino alla Federazione un contributo pari al 2% dell’importo giocato, con cadenza trimestrale.
Il contributo così raccolto verrebbe poi ripartito secondo criteri predeterminati:
- almeno il 50% dovrebbe essere destinato allo sviluppo dei settori giovanili, alla formazione di calciatori convocabili per le nazionali, al sostegno degli impianti sportivi pubblici e al rafforzamento dei centri federali territoriali;
- una quota non inferiore al 30% verrebbe invece indirizzata al finanziamento di programmi di prevenzione e contrasto della ludopatia e del gioco d’azzardo patologico, nonché a iniziative sociali volte a contrastare l’abbandono dell’attività sportiva, con particolare attenzione alle fasce giovanili;
- il restante 20% dovrebbe essere destinato allo sviluppo del calcio femminile e al supporto delle scuole calcio gestite da società dilettantistiche.
Modifiche al regime fiscale, contributivo e assicurativo nel settore professionistico
Il DDL interviene anche sul piano fiscale, contributivo e assicurativo dei calciatori professionisti, introducendo alcune misure volte a favorire l’ingresso e la tutela dei giovani atleti.
In particolare, si propone una riduzione del 30% delle aliquote contributive pensionistiche, per i primi cinque anni di attività professionale, a favore dei lavoratori sportivi subordinati tra i 18 e i 23 anni che abbiano maturato almeno cinque anni nei settori giovanili di club italiani.
Sotto il profilo assicurativo, il DDL ipotizza inoltre l’introduzione di un obbligo, a carico dei datori di lavoro, di stipulare polizze assicurative private contro gli infortuni dei lavoratori sportivi subordinati operanti nei settori professionistici.
Le coperture richieste dovrebbero garantire i seguenti standard:
- un’indennità per inabilità temporanea assoluta non inferiore al 100% della retribuzione lorda fino alla completa guarigione;
- un’indennità per invalidità permanente, con un massimale minimo pari a dieci volte la retribuzione annua lorda in caso di invalidità totale;
- la copertura integrale delle spese mediche, riabilitative e protesiche, senza limiti di massimale;
- un’indennità aggiuntiva, pari ad almeno tre annualità della retribuzione lorda, in caso di cessazione definitiva dell’attività a seguito di infortunio.
Sul versante fiscale, si prevede infine l’introduzione di una detrazione IRPEF pari al 30% dei premi assicurativi versati per polizze contro gli infortuni derivanti dall’attività sportiva professionistica, entro un limite massimo di spesa di €5.000 annui e senza possibilità di cumulo con altre detrazioni relative alle medesime spese.
Un (nuovo) vincolo sportivo
Tra le proposte più rilevanti figura anche la possibile reintroduzione del vincolo sportivo. Il DDL prevede che tutte le federazioni sportive nazionali possano istituirlo, con riferimento ai tesseramenti decorrenti dal 2027, nei confronti degli atleti che abbiano compiuto almeno il dodicesimo anno d'età.
Secondo l’impianto delineato, il vincolo avrebbe durata biennale e sarebbe rinnovabile fino a un massimo complessivo di quattro anni, senza possibilità di estensione oltre il compimento del ventesimo anno e senza rinnovo tacito.
Obbligo di convocazione dei calciatori formati in Italia
Il DDL introduce anche un obbligo, per le società di Serie A e Serie B, relativo alla valorizzazione dei calciatori formati in Italia nei campionati giovanili. In particolare, si prevede che le società debbano includere nelle liste ufficiali delle partite del campionato Primavera almeno dieci calciatori tra i 15 e i 21 anni che abbiano completato un percorso formativo di almeno tre anni consecutivi presso club italiani, indipendentemente dalla nazionalità.
La mancata osservanza di tale obbligo comporterebbe l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra €10.000 e €50.000 per ciascuna gara disputata in violazione, ferma restando la possibilità di ulteriori sanzioni sportive.
Under 23 e indici di controllo economico-finanziario
Nel tentativo di incentivare l’utilizzo di giovani calciatori italiani, il DDL propone una parziale esclusione dei relativi costi dai principali indicatori di controllo economico-finanziario. In particolare, si prevede che i costi sostenuti per l’acquisizione e la retribuzione di calciatori italiani Under 23 vengano esclusi - nella misura del 50% - dal calcolo degli indici economico-patrimoniali e di sostenibilità finanziaria sottoposti al controllo dell’autorità competente.
L’esclusione riguarderebbe sia le quote di ammortamento dei costi di acquisizione, sia le retribuzioni e gli oneri accessori, includendo anche i contributi previdenziali e assistenziali.
Tale meccanismo opererebbe, tuttavia, solo al ricorrere di specifiche condizioni: il calciatore dovrebbe essere tesserato per almeno una stagione completa, aver disputato almeno il 25% dei minuti delle gare ufficiali della prima squadra nella stagione di riferimento e la società non dovrebbe aver commesso violazioni contributive, previdenziali o fiscali nell’anno precedente.
'Reverse charge' IVA per i trasferimenti domestici
Il DDL contempla inoltre l’introduzione del meccanismo del reverse charge IVA per i trasferimenti a titolo oneroso dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori conclusi tra club italiani.
In base a tale previsione, gli obblighi IVA verrebbero posti a carico del cessionario, con applicazione del regime non solo al corrispettivo fisso ma, in generale, a qualsiasi componente economica connessa al trasferimento.
Tetto ai compensi degli agenti sportivi
Tra le misure più significative figura anche l’introduzione di cap alle commissioni degli agenti sportivi.
In particolare, il DDL propone che i compensi non possano eccedere:
- il 5% della retribuzione lorda complessiva, se corrisposti dal calciatore;
- il 7% della retribuzione lorda complessiva, se corrisposti dalla società;
- il 5% del valore lordo dell’operazione in caso di trasferimento a titolo definitivo, se a carico della società acquirente;
- il 3% della transfer fee nel caso di trasferimento temporaneo.
In caso di rinnovo o prolungamento del contratto con la medesima società, tali percentuali verrebbero ulteriormente ridotte del 30%.
Le clausole eccedenti tali limiti sarebbero nulle per la parte eccedente e le società che riconoscessero compensi superiori potrebbero essere soggette sia a sanzioni disciplinari sportive sia a sanzioni amministrative pecuniarie comprese tra €10.000 e €100.000 per ciascuna violazione.
Riduzione del numero di club professionistici
Il DDL interviene anche sulla struttura complessiva del sistema, prevedendo una riduzione del numero delle società professionistiche. In particolare, si propone che il numero massimo complessivo di squadre partecipanti ai campionati di Serie A, B e C non possa superare le 80 unità.
La concreta attuazione della riduzione sarebbe demandata alla FIGC, che dovrebbe operare nel rispetto di un criterio di proporzionalità tra le diverse leghe.
Modifiche alle operazioni di calciomercato domestico
Il DDL propone, infine, una serie di interventi sul funzionamento del mercato domestico dei trasferimenti. Tra questi, l’istituzione, presso l’Istituto per il Credito Sportivo, di un Fondo di garanzia volto a supportare le operazioni tra club italiani.
Il Fondo dovrebbe intervenire, su richiesta della società cedente, in caso di inadempimento della società acquirente, mediante il pagamento diretto delle somme dovute e non corrisposte, previa verifica dell’effettivo inadempimento. Una volta effettuato il pagamento, il Fondo si surrogherebbe nei diritti della creditrice, potendo esercitare le azioni di recupero previste dall’ordinamento.
In caso di inadempimento, la società cedente potrebbe rivalersi sul Fondo di garanzia, ferma restando l’applicazione delle sanzioni sportive previste dai regolamenti federali.
L'iter procedurale
Sotto il profilo procedurale, il percorso parlamentare del DDL si trova ancora nella fase iniziale: allo stato, infatti, il testo non risulta ancora assegnato ad alcuna commissione. Come noto, solo a seguito dell’esame in commissione - che può avvenire secondo diverse modalità e con differenti gradi di intervento - e della successiva approvazione conforme da parte di entrambe le Camere, il provvedimento può acquisire efficacia definitiva. In questa fase, pertanto, non è possibile formulare previsioni attendibili sui tempi di approvazione del DDL.
Iscriviti alla nostra newsletter
Per conoscere ulteriori notizie o ricevere informazioni utili comunicaci i tuoi interessi e ti terremo aggiornato sulle ultime novità.